I prezzi delle materie prime agricole sono in crescita costante, tanto che qualcuno parla ormai di rally. Un trend che ha diversi fattori alla sua base: ragioni «fondamentali», cambiamenti del clima che incidono sui raccolti, ma anche speculazione finanziaria.
Quello che è chiaro è che questa tendenza potrebbe durare a lungo: per la FAO, l'Agenzia specializzata dell'ONU, c'è da attendersi un aumento fra il 10 ed il 30% dei prezzi di queste materie prime entro il 2021, con tutti gli squilibri che ciò potrà comportare.
Tra i motivi di base del rialzo dei prezzi c'è la rarefazione dei terreni coltivati in molte regioni, l'ancora scarso utilizzo di fitofarmaci per l'agricoltura, lo spostamento di produzioni, quali il mais, da utilizzi alimentari verso utilizzi industriali, prevalentemente energetici. Si stima che un terzo della produzione di canna da zucchero, il 16% di quella di oli vegetali e il 14% di mais prenda ormai la strada dei biocombustibili, e la tendenza è in crescita.
Va poi considerata la modifica nella domanda alimentare in diverse aree in via di sviluppo, in cui ad un innalzamento del livello economico corrisponde lo spostamento, ad esempio, verso alimentari a maggior contributo proteico, che tuttavia richiedono non solo terreno, ma anche grandi disponibilità di acqua, spesso poco disponibile o mal distribuita.
Dal punto di vista climatologico la «tropicalizazzione» di fasce prima temperate, l'irregolarità meteorologica crescente e l'apparire di fenomeni estremi induce una rarefazione della produzione, influisce sull'offerta stagionale tradizionale.
Caso tipico è quello comunicato di recente dal Dipartimento dell'agricoltura USA per le colture di mais ed altri cereali, quali soia e frumento, colpite dalla peggior siccità degli ultimi 25 anni.
Tra i fattori finanziari non va sottovalutato l'effetto del credit crunch, che certamente ha impedito lo sviluppo di molti progetti, non solo in ambito agricolo. Infine si evidenzia un nuovo atteggiamento di investitori che vedono nelle materie prime un impiego alternativo, quasi una sorta di rifugio e sostituto rispetto ai tradizionali strumenti finanziari che, per svariate ragioni, nella componente squisitamente «cartacea» non danno più fiducia. Quarto fattore, non meno importante, l'impatto che su ogni tipo di produzione agricolo-alimentare, sui fertilizzanti e sui trasporti relativi ha avuto la crescita esponenziale del prezzo del petrolio avutasi negli ultimi anni.
Così, dopo gli shock energetici che i mercati hanno già ben conosciuto, anche in termini inflazionistici, con l'embargo OPEC all'indomani della guerra del Kippur o della guerra del Golfo, si può oggi parlare a ragione anche di possibili shock agroalimentari, con ripercussioni non solo inflazionistiche, come accadde nel 2007-2008 e nel 2010, allorché la Russia giunse a vietare le esportazioni di grano, ma anche sociali e geopolitiche.
Rimane difficile da valutare la componente cosiddetta speculativa, cioè quella strategia puramente finanziaria, slegata da interessi commerciali, che si innesta su una tendenza di mercato al fine di trarne profitto. Indubbiamente essa è presente, ma forse non determinante.
L'indice aggregato.
Un indice aggregato delle materie prime, come il diffuso CRB, giovedì a 288,80, dopo i massimi raggiunti a marzo, la successiva caduta fino ai minimi di giugno e la prorompente ripresa, non illustra in realtà un contesto diversificato, non solo negli andamenti, ma soprattutto nelle motivazioni che hanno mosso i suoi diversi sottocomparti. Nella ponderazione, una larga quota spetta all'energia, depressa dalla sfiducia nella ripresa di USA ed Europa, ma sostenuta d'altro canto dall'embargo (in parte aggirato) del petrolio iraniano, da considerazioni geopolitiche in genere, dalla rarefazione dell'offerta, viste anche situazioni come quella appena comunicata da BP, che rinuncia agli sfruttamenti in Alaska a causa dei costi elevati, sia in termini puramente tecnici sia di sicurezza. La seconda componente di rilievo, quella dei metalli preziosi, risente dello scenario che ancora non mostra guizzi inflazionistici, nonostante le massicce e ripetute iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali. Le materie prime agricole rimangono quindi in secondo piano all'interno di questo indice.
GIANLUIGI TRUCCO.
Tratto da www.cdt.ch
