link

sabato 14 luglio 2012

I prezzi delle materie prime agri­cole continuano a crescere

I prezzi delle materie prime agri­cole sono in crescita costante, tanto che qualcuno parla ormai di rally. Un trend che ha diversi fattori alla sua base: ragioni «fondamentali», cam­biamenti del clima che incidono sui raccolti, ma anche speculazione fi­nanziaria.
Quello che è chiaro è che questa tendenza potrebbe durare a lungo: per la FAO, l'Agenzia specia­lizzata dell'ONU, c'è da attendersi un aumento fra il 10 ed il 30% dei prezzi di queste materie prime entro il 2021, con tutti gli squilibri che ciò potrà comportare. Tra i motivi di base del rialzo dei prezzi c'è la rarefazione dei terreni coltivati in molte regioni, l'ancora scarso utilizzo di fitofarmaci per l'agricoltura, lo spostamento di pro­duzioni, quali il mais, da utilizzi ali­mentari verso utilizzi industriali, pre­valentemente energetici. Si stima che un terzo della produzione di canna da zucchero, il 16% di quella di oli vegetali e il 14% di mais pren­da ormai la strada dei biocombusti­bili, e la tendenza è in crescita.
Va poi considerata la modifica nella domanda alimentare in diverse aree in via di sviluppo, in cui ad un innal­zamento del livello economico cor­risponde lo spostamento, ad esem­pio, verso alimentari a maggior con­tributo proteico, che tuttavia richie­dono non solo terreno, ma anche grandi disponibilità di acqua, spesso poco disponibile o mal distribuita.
Dal punto di vista climatologico la «tropicalizazzione» di fasce prima temperate, l'irregolarità meteorolo­gica crescente e l'apparire di fenome­ni estremi induce una rarefazione della produzione, influisce sull'offer­ta stagionale tradizionale. Caso tipico è quello comunicato di recente dal Dipartimento dell'agri­coltura USA per le colture di mais ed altri cereali, quali soia e frumento, colpite dalla peggior siccità degli ul­timi 25 anni.
Tra i fattori finanziari non va sottova­lutato l'effetto del credit crunch, che certamente ha impedito lo sviluppo di molti progetti, non solo in ambito agricolo. Infine si evidenzia un nuo­vo atteggiamento di investitori che ve­dono nelle materie prime un impie­go alternativo, quasi una sorta di rifu­gio e sostituto rispetto ai tradizionali strumenti finanziari che, per svariate ragioni, nella componente squisita­mente «cartacea» non danno più fi­ducia. Quarto fattore, non meno im­portante, l'impatto che su ogni tipo di produzione agricolo-alimentare, sui fertilizzanti e sui trasporti relativi ha avuto la crescita esponenziale del prezzo del petrolio avutasi negli ulti­mi anni.
Così, dopo gli shock energetici che i mercati hanno già ben conosciuto, an­che in termini inflazionistici, con l'em­bargo OPEC all'indomani della guer­ra del Kippur o della guerra del Gol­fo, si può oggi parlare a ragione anche di possibili shock agroalimentari, con ripercussioni non solo inflazionisti­che, come accadde nel 2007-2008 e nel 2010, allorché la Russia giunse a vietare le esportazioni di grano, ma anche sociali e geopolitiche. Rimane difficile da valutare la com­ponente cosiddetta speculativa, cioè quella strategia puramente finanzia­ria, slegata da interessi commerciali, che si innesta su una tendenza di mercato al fine di trarne profitto. In­dubbiamente essa è presente, ma for­se non determinante.
L'indice aggregato.
Un indice aggregato delle materie pri­me, come il diffuso CRB, giovedì a 288,80, dopo i massimi raggiunti a marzo, la successiva caduta fino ai minimi di giugno e la prorompente ripresa, non illustra in realtà un contesto diversifi­cato, non solo negli andamenti, ma soprattutto nelle motivazioni che han­no mosso i suoi diversi sottocompar­ti. Nella ponderazione, una larga quo­ta spetta all'energia, depressa dalla sfi­ducia nella ripresa di USA ed Europa, ma sostenuta d'altro canto dall'em­bargo (in parte aggirato) del petrolio iraniano, da considerazioni geopoli­tiche in genere, dalla rarefazione del­l'offerta, viste anche situazioni come quella appena comunicata da BP, che rinuncia agli sfruttamenti in Alaska a causa dei costi elevati, sia in termini puramente tecnici sia di sicurezza. La seconda componente di rilievo, quel­la dei metalli preziosi, risente dello scenario che ancora non mostra guiz­zi inflazionistici, nonostante le mas­sicce e ripetute iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali. Le ma­terie prime agricole rimangono quin­di in secondo piano all'interno di que­sto indice. 
GIANLUIGI TRUCCO. 
Tratto da www.cdt.ch